Non sempre la fantascienza ha bisogno di battaglie spaziali o galassie lontane per indagare l’ignoto. Esiste un sottogenere “umanista” che potremmo definire fantascienza esistenziale: pellicole che si muovono al confine con il mystery drama per esplorare i territori più intimi della nostra identità. In questa raccolta abbiamo selezionato 6 film indipendenti che utilizzano l’elemento fantascientifico o sovrannaturale come pretesto per osservare l’eterno conflitto tra scienza e spiritualità. Sono titoli che scelgono di indagare i dilemmi della coscienza piuttosto che le leggi della fisica, puntando tutto su atmosfere rarefatte e suggestioni profonde. Se cercate qualcosa di diverso dal solito blockbuster e amate le storie che lasciano un segno, ecco sei suggerimenti che potrebbero fare al caso vostro.

L’uomo che venne dalla Terra (2007)
Il professor John Oldman sta per lasciare la città e i suoi colleghi universitari si riuniscono per un saluto improvvisato nel suo salotto. Tra uno scatolone e l’altro, John lancia una provocazione: cosa succederebbe se un uomo del Cro-Magnon fosse sopravvissuto fino ai giorni nostri senza mai invecchiare? Quella che inizia come una speculazione accademica si trasforma presto in una confessione sconvolgente: John afferma di essere quell’uomo e di aver vissuto per 14.000 anni.
Questo film è la prova che per fare fantascienza bastano una stanza e una sceneggiatura brillante (firmata da Jerome Bixby, storico autore di Star Trek). Non ci sono effetti speciali, solo dialoghi serrati che demoliscono e ricostruiscono la storia dell’umanità, la religione e la biologia. È un mystery intellettuale puro che mette a nudo le reazioni umane — scetticismo, rabbia, paura — di fronte all’impossibile. Un’opera teatrale prestata al cinema che rimane, ancora oggi, il punto di riferimento per chiunque voglia esplorare il concetto di immortalità in modo razionale ed emozionante.
Another Earth (2011)

Presentato al Sundance nel 2011, Another Earth è un dramma che utilizza un espediente fantascientifico per parlare di colpa e perdono. La storia inizia quando un pianeta identico al nostro appare improvvisamente nel sistema solare. La notte della scoperta, la vita della giovane Rhoda si intreccia tragicamente con quella di John a causa di un incidente stradale. Mentre l’umanità osserva questo “mondo specchio” nel cielo, Rhoda cerca un modo per espiare le proprie colpe.
Il film condivide alcune suggestioni visive e tematiche con Melancholia di Lars von Trier, specialmente nel modo in cui un evento astronomico massiccio faccia da sfondo a una crisi interiore profonda. Tuttavia, qui l’approccio è più intimo e meno nichilista. È consigliato soprattutto per la capacità del regista Mike Cahill di costruire un’atmosfera malinconica e rarefatta, sorretta dall’interpretazione di Brit Marling. Nonostante un ritmo molto lento, la pellicola colpisce per come trasforma la metafora del doppio in un viaggio emotivo alla ricerca di una seconda possibilità, rendendo il pianeta gemello un silenzioso testimone dei nostri rimpianti.

Sound of My Voice (2011)
In questo thriller psicologico dalle sfumature fantascientifiche, seguiamo una coppia di documentaristi che tenta di infiltrarsi in una setta segreta guidata da una donna carismatica di nome Maggie. Lei sostiene di essere una viaggiatrice nel tempo proveniente dall’anno 2054, tornata indietro per preparare i suoi seguaci a un futuro catastrofico. Il film gioca costantemente sull’ambiguità: Maggie è una manipolatrice geniale o dice la verità?
Il film convince per la sua capacità di generare tensione psicologica con pochissimi elementi. Co-scritto e interpretato da Brit Marling (già menzionata in Another Earth), il racconto esplora il bisogno umano di credere in qualcosa di più grande e la sottile linea che separa la fede dalla follia. La regia di Zal Batmanglij punta tutto su un’atmosfera sospesa, portando lo spettatore a dubitare delle proprie convinzioni fino all’ultimo istante. È un’opera che, pur nella sua semplicità produttiva, riesce a lasciare un senso di inquietudine duraturo.
The Wall (Die Wand, 2012)

Tratto dal romanzo di Marlen Haushofer, The Wall è una pellicola austriaca che fonde il mystery con una situazione di sopravvivenza estrema. Una donna si ritrova improvvisamente isolata dal resto del mondo da una barriera invisibile e impenetrabile sorta dal nulla tra le montagne. Al di là di questo muro, la vita sembra essersi fermata. Accompagnata solo da pochi animali, la protagonista deve adattarsi a una vita di solitudine assoluta.
Questo film non offre spiegazioni scientifiche, preferendo concentrarsi sull’aspetto psicologico dell’isolamento. La forza del racconto sta tutta nella prova di Martina Gedeck e nella regia rigorosa di Julian Pölsler. È una visione consigliata perché riesce a trasformare una premessa assurda in una riflessione sull’identità e sul rapporto tra uomo e natura. Non è un film per tutti, data la quasi totale assenza di dialoghi, ma è un’esperienza visiva e mentale che spinge a interrogarsi su cosa resti di noi quando veniamo privati di ogni contatto sociale.

Coherence – Oltre lo spazio tempo (2013)
Durante una cena tra amici, il passaggio di una cometa causa una serie di anomalie fisiche e paradossi che portano i protagonisti a dubitare della propria realtà. Quella che doveva essere una serata tranquilla si trasforma in un puzzle psicologico dove nessuno sa più di chi potersi fidare, nemmeno di se stesso.
Coherence è l’esempio perfetto di come si possa fare ottima fantascienza con un budget ridottissimo e un’unica ambientazione. Il punto di forza è la sceneggiatura labirintica, che tiene incollati allo schermo cercando di ricostruire la logica degli eventi insieme ai personaggi. È un mystery serrato che lavora sulla paranoia e sulle infinite possibilità delle nostre scelte. Se amate le storie che richiedono la massima attenzione per unire i puntini, questo film è un piccolo gioiello di ingegno narrativo che non ha bisogno di effetti speciali per stupire.

I Origins (2014)
Dopo averlo già incontrato in Another Earth, ritroviamo il regista Mike Cahill con I Origins, un film che mette al centro Ian Gray, un biologo molecolare specializzato nell’evoluzione dell’occhio. La sua visione puramente scientifica del mondo viene scossa dall’incontro con una ragazza misteriosa e da una scoperta successiva che sembra suggerire connessioni impossibili tra persone distanti nel tempo e nello spazio.
Il film tenta di muoversi sul sottile confine tra scienza e spiritualità. Sebbene il risultato possa apparire a tratti meno a fuoco rispetto ad altre opere del regista e non sempre riesca a rendere credibili le sue ambizioni filosofiche, rimane un titolo interessante per chi ama i mystery che partono da presupposti concreti per arrivare a conclusioni metafisiche. Il punto di forza è l’estetica curata e il modo in cui trasforma un’indagine biologica in una ricerca sull’anima. È un film che, nonostante qualche forzatura narrativa, riesce comunque a stimolare una riflessione affascinante sulla natura del caso e dell’identità.
Questi sei titoli non cercano di dare risposte definitive, ma preferiscono lasciare lo spettatore con un senso di meraviglia o di dubbio. Che si tratti di mondi duplicati, viaggiatori nel tempo o barriere invisibili, il filo conduttore resta l’esplorazione dell’ignoto che risiede dentro di noi. Sono visioni che richiedono pazienza e predisposizione all’ascolto, ideali per una serata in cui si ha voglia di un cinema che non si esaurisca appena si spengono le luci.
Se dopo questa carrellata aveste ancora voglia di esplorare il mondo del cinema sci-fi low budget, vi segnaliamo altri due esperimenti brillanti di cinema indipendente:
- Primer (2004): Due ingegneri inventano per caso una macchina del tempo, ma la loro scoperta scatena una spirale di paranoia, dilemmi etici e paradossi temporali. È un puzzle matematico che sfida lo spettatore a seguire ogni singola linea temporale.
- Timecrimes (Los Cronocrímenes) (2007): Un uomo cerca di sfuggire a un assalitore misterioso finendo dentro un esperimento temporale, scoprendo che ogni sua mossa per salvarsi è parte di un loop ineluttabile. Un thriller serrato e geniale sulla colpa e il destino.
Sebbene il tema di questi ultimi due non sia prettamente esistenziale, sono esempi straordinari di come, con pochissimi mezzi ma con idee originali, si possano costruire storie incredibilmente riuscite e capaci di sfidare l’intelletto.

Laureato in comunicazione politica, è interessato al mondo dei social media e del marketing. Torinese (e torinista), è dipendente dal caffè e dalle serie tv, adora il cinema indie ed è appassionato al football americano.


