Trilogia del Cornetto e dintorni: il cinema nerd da recuperare

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Questa raccolta esplora un percorso cinematografico che ha saputo fondere l’ironia britannica con la passione per i generi classici, trasformando situazioni inizialmente ordinarie in avventure fuori dal comune. Il cuore di questo itinerario è rappresentato dalla celebre Trilogia del Cornetto, un ciclo di tre film che, pur non condividendo una trama continua, sono legati da uno stile visivo serrato e da una scrittura ironica capace di citare i grandi cult del passato senza mai scadere nella banale imitazione. I tre film sono stati diretti da Edgar Wright e condividono gran parte del cast, tra cui Simon Pegg, Nick Frost e Martin Freeman. Attorno a questi titoli ruotano altre pellicole che condividono lo stesso spirito, spesso nate da collaborazioni tra gli stessi registi e attori, offrendo una panoramica completa su un modo di fare cinema “nerd” che predilige la sostanza dei dialoghi e l’originalità del ritmo.

Le tematiche portanti di queste storie toccano corde universali: la difficoltà di abbandonare l’adolescenza, la forza dell’amicizia e la resistenza a un’omologazione sociale che spesso appare più spaventosa di un’invasione aliena. Il pub assume spesso il ruolo di santuario, l’ultimo baluardo di normalità dove i protagonisti cercano rifugio per gestire crisi che vanno ben oltre il semplice boccale di birra. Si osserva una costante attenzione nel trasformare l’apatia quotidiana in eroismo improvvisato, utilizzando l’horror, l’action e la fantascienza come specchi per analizzare relazioni umane, dipendenze e il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo. È un cinema che gioca con le regole del genere, ribaltando i cliché per offrire storie dove il dettaglio tecnico del montaggio e del suono diventa fondamentale per il divertimento dello spettatore.

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L’alba dei morti dementi (2004)

L’alba dei morti dementi (2004)

Primo capitolo della Trilogia e vero e proprio manifesto della cosiddetta “Rom-Zom-Com”, una formula che intreccia la struttura della commedia romantica con gli stilemi del cinema zombie. La trama ruota attorno a Shaun, un trentenne bloccato in un’esistenza piatta: trascorre le giornate in un negozio di elettronica e le serate al Winchester Pub con il suo pigro amico Ed, una routine che spinge la sua fidanzata Liz a lasciarlo. Shaun cerca disperatamente di rimettere insieme i pezzi della sua relazione organizzando una serata speciale, ma proprio in quel momento Londra viene colpita da un’improvvisa epidemia di morti viventi.

In questo racconto, la pellicola non si limita a parodizzare i classici di George Romero, ma ne assorbe la lezione sociale per applicarla alla grigia routine della classe lavoratrice londinese. All’arrivo dell’apocalisse zombie, Shaun è così immerso nei suoi automatismi quotidiani da non accorgersi neppure della presenza dei morti viventi, scambiando i primi segni del disastro per la solita alienazione urbana di Londra. L’apocalisse diventa paradossalmente la scossa necessaria affinché Shaun smetta di essere un automa sociale e prenda in mano le redini della propria vita per proteggere le persone che ama.

A suggellare l’appartenenza a questo ciclo, compare qui il primo Cornetto alla fragola: il suo colore rosso vivace richiama direttamente il sangue del genere horror e stabilisce il primo legame cromatico della serie. La regia di Wright trasforma gesti comuni come preparare il tè in sequenze ritmiche cariche di energia, culminando in momenti di coordinazione tra musica e azione, come la celebre scena del combattimento nel pub a ritmo di Don’t Stop Me Now dei Queen. Il film riesce a bilanciare momenti di pura comicità ad una profonda critica sociale oltre che alla riflessione sul fatto che diventare adulti e assumersi le proprie responsabilità a volte faccia molta più paura di affrontare un’orda di zombie.


Hot Fuzz (2007)

Nel secondo capitolo della saga, l’ambientazione si sposta nell’apparentemente tranquilla provincia inglese. Nicholas Angel è un poliziotto di Londra talmente efficiente da mettere in imbarazzo l’intero dipartimento; per questo motivo, viene “promosso” forzatamente a Sandford, un villaggio che vanta il tasso di criminalità più basso del Paese. Qui viene affiancato da Danny Butterman, un agente locale ingenuo e ossessionato dai film d’azione americani. Quello che sembra un esilio burocratico si trasforma in un’indagine serrata quando una serie di morti apparentemente accidentali svela un lato oscuro del villaggio . Angel intuisce che dietro la facciata cortese della comunità e l’ossessione per il premio “Villaggio dell’anno” si nasconde una vera e propria setta di automi disposti a tutto pur di eliminare chiunque non si allinei al decoro urbano.

La sceneggiatura è strutturata come un meccanismo a orologeria, in cui ogni elemento introdotto nella prima parte trova una risoluzione precisa ed esplosiva nel finale. Wright applica l’estetica ipercinetica del cinema d’azione Hollywoodiano a contesti rurali inglesi, creando un contrasto tra la tranquillità della provincia e la violenza degli scontri finali, confezionando un’intelligente action comedy. Il film funge anche da critica al conformismo estremo, mostrando come l’ossessione per l’ordine possa generare mostri sociali pronti a tutto pur di mantenere le apparenze. Il gelato rappresentativo di questa avventura è il Cornetto classico blu, un richiamo immediato al colore della divisa della polizia e alla natura più marcatamente action del film.


The World’s End – La fine del mondo (2013)

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Gary King, nel disperato tentativo di rivivere il momento di gloria della notte del suo diploma nel 1990, convince i suoi vecchi compagni di scuola a tornare nella loro città natale per completare il “Miglio Dorato”, una maratona di dodici pub interrotta vent’anni prima. Durante il tour scoprono però che la cittadina è stata segretamente invasa da automi robotici che mirano a un’omologazione globale. La conclusione della trilogia, sotto la maschera della commedia sci-fi, esplora temi profondi come la nostalgia e della difficoltà di lasciarsi il passato alle spalle

Gary King è un protagonista tragico che rifiuta di crescere, preferendo vivere nel ricordo di una giovinezza gloriosa piuttosto che accettare una vita adulta che percepisce come vuota. Le scene di lotta sono integrate con una colonna sonora britpop degli anni ’90, creando coreografie che sottolineano il contrasto tra l’energia del passato e la stanchezza del presente. Il film mette in discussione l’idea di “progresso”, suggerendo che un mondo perfetto ma privo di imperfezioni umane possa essere peggiore di una realtà anarchica e distrutta. Il pub non è più solo un rifugio, ma diventa lo scenario di una resistenza anarchica contro un progresso che vuole cancellare ogni imperfezione umana.

Il collegamento cromatico si chiude con il Cornetto alla Menta (Verde), tonalità associata tradizionalmente alla fantascienza retro e agli alieni. Rispetto ai capitoli precedenti, si avverte una tensione più matura e una riflessione più amara sulla solitudine, portando il concetto di “cinema da pub” verso una risoluzione definitiva. È una conclusione che rifiuta i lieto fine facili, suggerendo che la vera libertà possa risiedere proprio nel saper accettare le proprie rovine invece di farsi assimilare da una perfezione artificiale.


FAQ About Time Travel

FAQ – Frequently Asked Questions About Time Travel (2009)

La storia segue tre amici appassionati di fantascienza che, durante una serata al pub “The White Horse”, scoprono una falla temporale situata proprio nel bagno degli uomini. Da quel momento si ritrovano proiettati in diverse linee temporali, cercando di non causare paradossi che potrebbero cancellare la loro esistenza o distruggere il tessuto stesso dello spazio-tempo.

Grazie a una scrittura brillante che sopperisce a un budget contenuto, il film riesce a gestire paradossi complessi e a giocare con le regole del tempo senza mai confondere lo spettatore, fondendo con la tipica comicità inglese con il fascino dei viaggi temporali. Anche in questo caso, i protagonisti sono persone comuni costrette a gestire eventi cosmici tra una pinta di birra e l’altra; un approccio che, insieme alle atmosfere e alle ambientazioni, strizza l’occhio al cinema di Wright. Non a caso, l’opera stessa si autodefinisce come “Doctor Who meets Shaun of the Dead”.


Scott Pilgrim vs. The World (2010)

Scott Pilgrim vs. The World (2010)

Adattando la graphic novel di O’Malley, la regia adotta un linguaggio che fonde cinema e videogiochi in modo innovativo. Scott è un ventiduenne che, per conquistare Ramona Flowers, deve sconfiggere i suoi sette “malvagi ex fidanzati” in duelli che seguono le logiche dei picchiaduro a 8-bit. Il film non si limita a citare i videogiochi, ma ne adotta la sintassi: il montaggio è millimetrico, le transizioni spaziali ignorano le leggi della fisica e la colonna sonora garage-rock è parte integrante dell’azione.

Sotto l’estetica iper-colorata e cinetica, si scopre un racconto sull’importanza di affrontare i propri difetti per poter maturare. Il cast è composto da talenti allora emergenti che si incastrano in una narrazione che corre alla velocità di un fumetto, arricchita da onomatopee a schermo e grafiche tipiche del retrogaming. È un’opera che premia le visioni ripetute, rivelando dettagli tecnici e gag visive che potrebbero sfuggire al primo sguardo.

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Attack the Block (2011)

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Diretto da Joe Cornish, collaboratore di lungo corso di Wright, questo film porta l’invasione aliena in un complesso di case popolari nel sud di Londra. Una gang di adolescenti, inizialmente presentati come piccoli delinquenti dediti a rapine, diventa l’unica difesa del quartiere contro creature feroci descritte come “lupi-gorilla spaziali” con zanne bioluminescenti. Cornish riesce a sovvertire i pregiudizi sui giovani delle periferie, trasformando degli emarginati in eroi complessi e coraggiosi.

È un titolo consigliato per il ritmo incalzante e l’uso sapiente della tensione, influenzato chiaramente dal cinema di John Carpenter. La presenza di Nick Frost nel ruolo dello spacciatore Ron funge da legame ideale con la saga del Cornetto, confermando l’interesse per i generi ibridi che uniscono azione e critica sociale.


sightseers 2012

Sightseers – Killer in viaggio (2012)

Chiudiamo con la proposta più dark della lista, prodotta da Wright e diretta da Ben Wheatley. Una coppia di turisti in camper attraverso le campagne inglesi inizia una serie di omicidi grotteschi scatenati da banalissimi fastidi quotidiani, come una carta lasciata per terra. È un road movie cinico che trasforma luoghi turistici ordinari in scenari di morte, utilizzando una fotografia naturalistica che rende tutto ancora più straniante. È una commedia nerissima che scava sotto la superficie della cortesia rurale britannica per rivelarne una violenza assurda e grottesca.

L’umorismo è sottile e si basa sull’indifferenza quasi inumana dei protagonisti di fronte all’orrore che seminano. Il film si riallaccia idealmente a Hot Fuzz per la satira tagliente verso la vita di provincia, portando il concetto di “commedia nera” verso territori più estremi e disturbanti. Resta una scelta indicata per chi cerca una narrazione priva di filtri rassicuranti, dove la violenza è improvvisa e trattata con una confidenza quasi inquietante.


Che si tratti di affrontare un’apocalisse zombie, un paradosso temporale o una setta di provincia, il filo rosso che unisce queste pellicole è la capacità di guardare alle piccolezze del quotidiano con occhio dissacrante. È un cinema che celebra il nerd, l’eterno adolescente, trasformando la cultura pop in un linguaggio universale per riflettere sulle nostre paure più profonde. In definitiva, questa raccolta non è solo un omaggio ai cult del passato, ma la prova che, grazie ad una scrittura brillante condita dalla comicità inglese, anche la più ordinaria delle serate al pub può diventare l’ultima speranza per la salvezza del mondo.